Un sistema sanitario fatto principalmente di grandi ospedali consentirebbe di contenere i costi, ma rappresenterebbe un riordino del sistema fatto sulla pelle dei cittadini, efficiente solo dal punto di vista prettamente aziendale, senza tener presente le esigenze e le problematiche del cittadino e del territorio. Ci si chiede per quanto tempo potremo permetterci di avere 5 ospedali in Provincia di Rimini, ma prima di puntare le forbici contro i nostri nosocomi, perché non iniziamo sforbiciando sulle stesse Asl?
Non è accettabile trasformare i cittadini in” pendolari della salute”, certamente non per le patologie più diffuse e di minor gravità.
Quel che mi indigna è il fatto che la politica, dovendo provvedere al contenimento della spesa, abbia messo in discussione la sopravvivenza dei piccoli ospedali, senza aver prima provveduto ad una seria riorganizzazione di quello che è la struttura dell’Asl.
Si predisponga un piano di riordino del personale, intervenendo in maniera strutturale sull’organigramma dell’Asl ( senza dover licenziare nessuno, basta evitare di assumere nuove figure professionali quando quel ruolo può essere svolto da altri già in organico).
Si parla di Asl Unica, ma su 3 province abbiamo tollerato sino ad oggi ben 4 Asl, dov’è che annida lo spreco? Non sarebbe male se si introducesse un tetto massimo a certi stipendi, se si potesse provvedere alla graduale riduzione del numero dei dirigenti e dei funzionari, se si potesse accorpare tutto quello che possiamo considerare di back office, inoltre si potrebbero rivedere ad ogni scadenza i bandi per quei servizi esternalizzati. Si riorganizzi il sistema sanitario partendo dal vertice, poi guardiamo tutto il resto. La scelta di partire con la chiusura dei piccoli ospedali, dei reparti e dei posti letto, mi pare un éscamotage per non dover sacrificare la “casta sanitaria”.Il 23 novembre è l’occasione per cambiare.
Francesca D’Amico Candidata alla Regione per Forza Italia
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